Proposte per spettacoli teatrali
"La storia e la memoria"
Il teatro civile di Daniele Biacchessi, musiche eseguite dal vivo da Michele Fusiello, testimonianze multimediali
proposta di Erman
Daniele Biacchessi e Michele Fusiello riannodano il lungo filo nero che conduce dalle stragi nazifasciste avvenute in Italia nel 1944 e 1945, alla scoperta del cosiddetto "armadio della vergogna" con i suoi centinaia di fascicoli rimasti sepolti per anni sugli eccidi a Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, Fosse Ardeatine. Il racconto attraversa poi gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta con le stragi di Piazza Fontana e Questura di Milano, Piazza della Loggia di Brescia, Italicus, Stazione di Bologna, Rapido 904.
"La storia e la memoria" si snoda attraverso la voce, la tecnica del monologo teatrale, la musica, le immagini, le testimonianze sonore.
Lo spettacolo é stato rappresentato in spagnolo dal 19 luglio al 7 agosto 2004 a Cuba: L'Avana (Parque Almendares e Fragua Martiana), Trinidad (Casa della Cultura) e Niquero (Teatro Metromondo). Dal 2004 a oggi in teatri, live club, locali, strade, piazze, scuole medie inferiori e superiori, luoghi storici e simbolici del nostro paese (Marzabotto, Montesole, Stazione di Bologna, Sant'Anna di Stazzema), festival di teatro e musica, rassegne internazionali.
Al sassofono il jazzista Michele Fusiello. Musiche di John Coltrane, Thelonius Monk, Dexter Gordon, Charlie Parker e standard del jazz contemporaneo. Completano la narrazione le immagini dalla seconda guerra mondiale alle stragi in tempo di pace.
Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore. Caposervizio Radio24-Il Sole24ore. Premio Cronista 2004 e 2005. E' conduttore del programma "Giallo e Nero". Ha pubblicato quattordici libri d'inchiesta. "La fabbrica dei profumi" (Baldini&Castoldi,1995), "Fausto e Iaio" (Baldini&Castoldi, 1996), "Il caso Sofri" (Editori Riuniti, 1998), "L'ambiente negato" (Editori Riuniti,1999), "10,25 cronaca di una strage" (Gamberetti, 2000), "Il delitto D'Antona" (Mursia, 2001), "Un attimo..vent'anni" (Pendragon, 2001), "Ombre nere" (Mursia, 2002), "Punto Condor. Ustica, il processo" (Pendragon,2002), "L'ultima bicicletta, il delitto Biagi" (Mursia, 2003), "Cile 11 settembre 1973" (Franco Angeli, 2003), "Vie di fuga. Storie di clandestini e latitanti" (Mursia 2004), "Roberto Franceschi:processo di polizia" (Baldini Castoldi Dalai,2004), "Walter Tobagi. Morte di un giornalista." (Baldini Castoldi Dalai, 2005). In uscita a settembre "Una stella a cinque punte" (Baldini Castoldi Dalai 2006). E' autore, regista e interprete di teatro narrativo civile. Tra gli spettacoli in scena, "La storia e la memoria", "Fausto e Iaio, la speranza muore a 18 anni", "La Fabbrica dei profumi", "Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato" con Gaetano Liguori al pianoforte.
MAPU. TERRA
Appunti per una inchiesta sulla Terra, di e con Angelo Miotto, Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira, Elena Lolli, progetto Memoria del Presente. Vi aspettiamo e per qualsiasi informazione potete contattarci allo 02.29409262 Visitate il nostro sito http://www.almarose.it e scriveteci a info@almarose.it
proposta di Erman
Mapu significa Terra, nella lingua mapuche.
Cosi chiamano la terra Atilio e Rosa Curinanco, una coppia di etnia mapuche che da tre anni gira l’Europa per raccontare la propria storia e quella del loro popolo.
Dopo avere lavorato per diciassette anni in una fabbrica tessile a ottanta centesimi l’ora a Buenos Aires, agli inizi del 2003 Atilio e Rosa ritornano nella terra da cui provengono, la Patagonia, per mettere su una fattoria. in un piccolo podere. Ma qualche mese dopo vengono sfrattati dal gruppo Benetton che quella terra la ha acquistata nel 91 insieme a circa un milione di ettari patagonici.
Atilio e Rosa Curinanco sono venuti anche in Italia a raccontare la loro storia. Noi siamo andati in Patagonia.
Immaginate distese immense di terra. Punteggiate da piccoli gruppi di case, poche e in pietra, con tetti in lamiera e l’orto intorno. E’ quello che resta oggi dei mapuche, dopo i massacri del passato contro il “selvaggio” e la consegna da parte del governo argentino della terra ai grandi latifondisti.
Ma la terra per un mapuche è madre, e alla terra vi si appartiene. Ed è questo forte legame con la terra che ne fa ancora un popolo riluttante e determinato contro il governo e quelle imprese che danneggiano l’ambiente o allontanano la popolazione.
Oggi in Patagonia è difficile, non solo per un mapuche, ma per chiunque creare coi propri risparmi una micrompresa agricola per vivere, con poco. Quello della terra è diventato un mercato impazzito, in cui il governo non pone alcun limite, nessun criterio. Terre che hanno storie secolari o che sono abitate da sempre dalla popolazione locale vengono vendute al migliore offrente, impresa o privato che sia.
Ma a guardare l’altrove spesso si vede meglio quello che ci è vicino.
E così abbiamo provato a ritradurre la parola terra nella nostra lingua e ne è venuta fuori “asfalto”, “città”. Per noi che viviamo in verticale, tra i palazzi alti e il traffico, la nostra terra è la città. Un luogo ricco di attrattive e anche di zone d’ombra. Dove si fa sempre più remota e riservata a pochi la possibilità di avere una casa, dove la vita si fa sempre più cara. E i luoghi sono sempre più somiglianti a apparati mastodontici progettati non per la collettività, ma per restare isolati, con sempre meno occasioni di aggregazione, sempre meno verde e più smog. Dove è sempre più difficile sentire di avere radici, di sentirsi cittadini piuttosto che utenti, clienti o residenti.
Insieme al giornalista Angelo Miotto partiamo, attraverso lo strumento dell’inchiesta, dal caso Curinanco/ Benetton e arriviamo a interrogarci sulla nostra realtà, passando attraverso gli aspetti più contraddittori delle nostre città e del loro rapido mutamento. In bilico tra odio e amore guardiamo alla città come a qualcosa di irrinunciabile ma anche come a una “giungla d’asfalto”. In bilico tra il sogno di vederla come vorremmo che fosse e la convinzione che questo non si possa mai realizzare. Tra l’idea che si possa ritrovare se stessi solo nella natura incontaminata, e la difficoltà di riuscire a viverci.
Rosa e Atilio che oggi vivono di lavori occasionali in una casa molto piccola e una famiglia numerosa e stanno ancora lottando per riavere la propria terra, ci mettono di fronte al rischio di restare indifferenti di fronte a una città a cui spesso sentiamo di non appartenere. E anche di fronte al desiderio di riappropriarcene, come “mapuche della città”.
Achtung Banditi
proposta di Erman
Teatro forum del Teatro dell'oppresso
proposta di Claudia
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